Come analizzare i processi contabili prima di affidare una consulenza

Analisi preliminare dei processi contabili: cosa verificare su fatture, documenti, conservazione, ruoli, scadenze e dati prima della consulenza.

Prima di affidare attività a un consulente o a un fornitore esterno, l’impresa dovrebbe ricostruire come nasce, circola e viene controllato ogni dato contabile. L’analisi preliminare non coincide con la semplice raccolta delle fatture: serve a capire quali attività possono essere delegate, chi mantiene la responsabilità operativa, quali documenti rendere disponibili e dove possono crearsi ritardi, duplicazioni o informazioni non leggibili.

Per una PMI che valuta contabilità in cloud, contabilità in outsourcing o outsourcing amministrativo contabile, la decisione utile è questa: delegare un processo già comprensibile e tracciabile, oppure fermarsi prima a chiarire eccezioni, scadenze, ruoli e accesso ai dati. Uno studio di commercialisti può svolgere questa prima lettura operativa e delimitare un perimetro di lavoro coerente con i documenti e con l’organizzazione effettivamente disponibile.

In sintesi

  • La mappa iniziale parte dalle operazioni reali: fatture emesse e ricevute, note di variazione, pagamenti, documenti di supporto e scadenze.
  • Caricare un file in cloud non equivale, da solo, a emettere una fattura elettronica, conservarla o controllarne la corretta registrazione contabile.
  • Un intermediario può curare la trasmissione delle fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio, ma la fonte mantiene ferma la responsabilità di chi effettua la cessione o la prestazione.
  • Per i documenti informatici soggetti a conservazione, vanno considerate autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità.
  • Prima dell’outsourcing occorre stabilire chi raccoglie i documenti, chi segnala le eccezioni, chi verifica le scadenze e chi può estrarre i dati.

La decisione da prendere: cosa si sta delegando davvero

La domanda non è soltanto se affidare “la contabilità” all’esterno. Occorre separare almeno quattro livelli di attività, perché possono avere responsabili, tempi e strumenti diversi: acquisizione dei documenti, trasmissione o ricezione delle fatture elettroniche, organizzazione e conservazione dei documenti digitali, registrazione e controllo contabile.

Questa distinzione è particolarmente importante quando l’azienda usa più canali: un gestionale per le vendite, una casella e-mail per gli acquisti, un portale del fornitore e un archivio condiviso. Se il passaggio da un canale all’altro non è definito, il consulente riceve documenti incompleti o in ritardo; se invece il flusso è chiaro, la delega può essere circoscritta e verificabile.

Il D.Lgs. 127/2015 disciplina, per le operazioni indicate dalla norma, l’emissione esclusiva delle fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio e consente l’impiego di intermediari mediante accordi tra le parti. Questo non trasforma l’intermediario nel titolare indistinto di ogni scelta aziendale: nella fonte resta ferma la responsabilità del soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio. Nell’analisi preliminare, quindi, conviene individuare chi controlla dati anagrafici, imponibili, IVA, causali, allegati e rettifiche prima dell’invio.

Il percorso diagnostico per i flussi amministrativi contabili

Un’analisi utile segue il percorso del documento, non la struttura del software. Si sceglie un periodo rappresentativo e si ricostruisce il tragitto delle operazioni più ricorrenti, insieme alle eccezioni che assorbono tempo: documenti ricevuti dopo la registrazione, fatture con riferimenti insufficienti, note di credito non collegate al documento originario, pagamenti senza raccordo immediato con la fattura o richieste urgenti di dati già archiviati.

1. Dall’operazione al documento disponibile

Per ogni tipo di operazione, l’impresa può annotare l’evento che genera il documento, il soggetto che lo prepara o lo riceve, il canale usato e il punto in cui il documento diventa disponibile per l’amministrazione. L’obiettivo non è creare un elenco astratto, ma scoprire le discontinuità: per esempio, un ordine commerciale chiuso ma senza documento di consegna facilmente recuperabile, oppure una fattura passiva ricevuta senza indicazione della commessa interna.

Gli input iniziali possono comprendere fatture emesse e ricevute, note di variazione, documenti di trasporto quando rilevanti per il processo, estratti conto o evidenze di pagamento, scadenziari, registri o prospetti già utilizzati e un elenco degli accessi ai sistemi. Non tutti questi documenti saranno necessari in ogni caso; servono a comprendere quali elementi alimentano il dato contabile e quali rimangono fuori dal flusso.

2. Dal documento alla fatturazione elettronica e alla contabilita

La fatturazione elettronica va esaminata come passaggio distinto. Il D.Lgs. 127/2015 prevede il Sistema di Interscambio per trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche e mette a disposizione del contribuente, tramite reti telematiche, le informazioni acquisite. Nella pratica organizzativa, questo suggerisce di verificare quale soggetto presidia l’esito di trasmissione o ricezione, dove sono consultabili i file e come vengono gestite le variazioni.

Il controllo contabile è un ulteriore livello: collega il documento all’operazione, alla registrazione, alla riconciliazione e alla lettura dei dati disponibili. Un file correttamente transitato non dimostra da solo che il processo amministrativo sia completo. Lo studio di commercialisti può verificare con l’impresa i punti in cui una fattura elettronica richiede un’informazione interna aggiuntiva, un chiarimento o una gestione dell’eccezione prima che il flusso prosegua.

Leggi anche come fatture disperse e controllo amministrativo incidono sulla contabilità in cloud e sull’outsourcing.

3. Dall’archivio alla conservazione digitale e alla reperibilità

Un’area condivisa, un gestionale o un portale possono migliorare l’accesso quotidiano ai documenti, ma non sono etichette equivalenti. Il caricamento in cloud riguarda la disponibilità operativa di un file; la fatturazione elettronica riguarda il documento e il relativo canale previsto; la conservazione riguarda il sistema che assicura le caratteristiche richieste per quanto in esso conservato; il controllo contabile riguarda l’uso coerente delle informazioni nel processo amministrativo.

L’articolo 44 del Codice dell’amministrazione digitale stabilisce che, quando la legge prescrive obblighi di conservazione anche per soggetti privati, il sistema di conservazione assicura autenticità, integrità, affidabilità, leggibilità e reperibilità dei documenti informatici conservati, secondo le Linee guida richiamate dalla norma. Per l’impresa, il punto operativo è verificare in quale ambiente risiedono i documenti, chi può cercarli, con quali criteri sono classificati e come restano recuperabili nel tempo. Non è corretto dedurre, dal solo fatto che un documento sia visibile in un’applicazione, che ogni requisito di conservazione sia già soddisfatto.

Per le fatture elettroniche e i documenti informatici trasmessi attraverso il Sistema di Interscambio e memorizzati dall’Agenzia delle entrate, l’articolo 1, comma 6-bis, del D.Lgs. 127/2015 disciplina un caso specifico di soddisfacimento degli obblighi di conservazione. L’analisi aziendale deve però distinguere questo perimetro dai documenti interni, dagli allegati e dagli altri elementi che l’impresa intende rendere ordinati e reperibili.

Ruoli, eccezioni e controllo amministrativo in cloud

Il test più concreto di un processo non è il numero di cartelle create, ma ciò che accade quando compare un’eccezione. Se una fattura ricevuta non riporta il riferimento interno, chi la completa? Se il dato della prestazione non coincide con quello disponibile nell’azienda, chi chiede chiarimenti? Se il responsabile amministrativo è assente, chi presidia lo scadenziario? Senza una risposta nominativa o per funzione, la delega rischia di spostare messaggi e file senza chiarire il controllo.

Una configurazione prudente distingue chi produce o riceve il documento, chi lo rende disponibile, chi effettua le verifiche amministrative concordate, chi mantiene il rapporto con il commercialista e chi autorizza le eccezioni rilevanti. Non serve attribuire al software decisioni che restano aziendali. Anche quando un intermediario gestisce la trasmissione, il D.Lgs. 127/2015 mantiene ferma la responsabilità del soggetto che effettua la cessione o la prestazione: per questo ruoli e istruzioni di escalation meritano di essere espliciti.

Un secondo punto di contatto con lo studio di commercialisti è opportuno quando emergono scostamenti ricorrenti, documenti non recuperabili, riconciliazioni che non tornano o dubbi sul perimetro da affidare all’esterno. In questa fase il professionista può esaminare le eccezioni e proporre una delimitazione operativa delle attività, senza presentare il passaggio al cloud come automatismo né sostituire con una procedura generica la valutazione del caso concreto.

Quale perimetro può uscire dall’azienda e quale informazione deve restare accessibile

L’outsourcing amministrativo contabile può riguardare attività diverse: organizzazione dei documenti, raccolta delle informazioni, predisposizione di flussi condivisi, registrazioni secondo il perimetro concordato, presidio di scadenze o preparazione di dati per il commercialista. La scelta dipende da volumi, complessità, sistemi utilizzati e capacità dell’impresa di fornire informazioni tempestive. Non è utile definire “esternalizzabile” un’attività se nessuno nell’azienda può validare l’eccezione o rendere disponibile il documento di origine.

La decisione pratica consiste nello stabilire, per ogni flusso, un responsabile interno, un soggetto incaricato del trattamento operativo, un canale di consegna, un tempo di aggiornamento condiviso e una modalità di controllo. Vanno poi considerati gli accessi ai dati e la possibilità di recuperarli in caso di cambio di organizzazione o di fornitore. Approfondisci come verificare la recuperabilità dei dati contabili in cloud quando cambia il fornitore.

Prima di una prima valutazione, è utile inviare allo studio una breve descrizione delle attività da delegare, l’elenco dei sistemi e degli archivi usati, alcuni esempi rappresentativi di documenti e delle loro eccezioni, il calendario delle scadenze presidiate, l’indicazione delle persone coinvolte e le esigenze di consultazione o export. Questo materiale permette di discutere un servizio amministrativo esterno partendo dal processo reale, non da una promessa di automazione.

Prima di delegare o riorganizzareSe fatture, documenti, scadenze e responsabilità sono distribuiti tra più soggetti, richiedi una consulenza sui tuoi processi contabili e amministrativi. Indica il processo da gestire, i volumi e la criticità attuale: lo studio di commercialisti potrà valutare quali informazioni esaminare e quale perimetro operativo considerare.

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